Il villaggio-santuario di S’Arcu e is Forros: il più grande centro metallurgico nuragico

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Il villaggio-santuario di S’Arcu e is Forros: il più grande centro metallurgico nuragico

fig.4Nel cuore del Gennargentu, tra l’Ogliastra e la Barbagia si trova un villaggio santuario risalente all’epoca nuragica, un vasto complesso sacro nel quale sono stati rinvenuti ben tre templi a megaron, oltre che forni e altre infrastrutture che qualificano questo sito come il più importante centro metallurgico nuragico finora scoperto in Sardegna, oltre che tantissimi reperti importantissimi per la comprensione di ciò che circa 3000 anni fa accadeva nel sito, riti e cerimonie che sembrano ancora una volta legati al culto delle acque, o almeno senza dubbio l’acqua nei suoi aspetti sia simbolici che funzionali rivestiva un ruolo di primo piano.

fig.3Ma andiamo con ordine.. cosa sono i templi a megaron? Questo nome, di origine greca, indica una struttura che in Grecia si trova nei palazzi micenei, e che per alcune affinità è stato preso a prestito per indicare un particolare tipo di tempio, abbastanza raro in Sardegna e documentato finora da non più di una ventina di esemplari censiti. Ben tre di essi si trovano a S’arcu e Is Forros, e il loro scavo ha permesso di chiarire la datazione, che in questo caso si fa risalire al 1200 a.C. circa, oltre che alcuni particolari legati al culto. Questi templi sono a pianta rettangolare, normalmente hanno un ingresso in antis e ante anche sul retro. Hanno un unico ingresso che si apre longitudinalmente e l’interno, a seconda della grandezza del tempio, può essere scandito in diversi vani. Il tetto era a doppio spiovente.

Il primo tempio di S’Arcu e is Forros a essere scoperto, è anche il più grande, il cosiddetto tempio A (figg.1-4). Davanti all’ingresso si trova il temenos, il recinto sacro attraverso cui si arrivava all’ingresso del tempio. Il muro del temenos è dotato fig.2di sedili, e si pensa che i fedeli si fermassero là, mentre l’interno del tempio fosse riservato ai sacerdoti e agli iniziati. Che sia così o no, in ogni caso è evidente che i sedili sono fatti per sostare o in attesa di entrare, o per pregare e meditare, o per assistere a rituali e cerimonie che magari potevano svolgersi anche in quell’area. In questo tempio è notevole il sistema idraulico: un canale esterno foderato in pietra e coperto (fig.2), attraversava lo spessore del muro confluendo in una canaletta interna. L’acqua veniva versata in alcune olle incassate nel pavimento e bacini in arenaria che permettevano di svolgere, probabilmente abluzioni rituali o altre cerimonie in cui l’acqua era uno degli elementi principali. All’esterno del muro del tempio si trovava uno zoccolo dove i devoti sistemavano le proprie offerte votive (fig.1). Gli scavi hanno mostrato che dopo un incendio, il tempio fu ricostruito e questo dato trova conferma anche nel resto dell’abitato.

fig.5Gli altri due templi, più piccoli e poco distanti dal primo, non sono meno interessanti. Il tempio 2, scoperto solo negli scavi più recenti (2009-2011) è come il primo, preceduto da un temenos irregolare, da cui si poteva accedere all’interno. Ma ciò che rende questo tempietto straordinario è la scoperta, nel vano di fondo del tempio, di un altare semicircolare a forma di nuraghe (fig.5), dotato di un focolare rituale alla sommità. L’altare si caratterizza anche per l’accuratezza e l’estetica della fattura, costruito con conci di pietra di diverso tipo e colore (trachite e basalto, entrambi non locali ma trasportati da lontano) che si alternano nei diversi filari del muro. Due dei conci centrali sono scolpiti con una protome di ariete, mentre i conci dell’ultima fila sono scolpiti perfettamente a forma di fig.6mensoloni di coronamento della torre nuragica. Questo altare, unico e confrontabile attualmente solo con quello all’interno del Nuraghe Su Mulinu a Villanovafranca, si ricollega nel significato anche ai tanti modellini di nuraghe, più o meno grandi e in diversi materiali, risalenti a questo stesso periodo e rinvenuti ormai in tantissimi siti in tutta la Sardegna e che a mio avviso nel loro complesso mostrano in modo chiaro (seppur in archeologia nulla è certo…) come gli antichi sardi convenzionalmente chiamati nuragici, in questo periodo (tra le ultime fasi dell’Età del Bronzo e l’Età del Ferro) considerassero i nuraghi, costruiti secoli prima, degli edifici sacri, connessi alla sfera divina, se non addirittura proprio oggetto di culto di per sé.

fig.7Il terzo tempietto (fig.6) si trova invece all’interno di uno dei “quartieri” del villaggio, denominato “insula 1” (figg.7-8), un agglomerato formato da quindici diversi ambienti connessi tra loro con al centro un cortile, che è stato interpretato come un quartiere abitativo-artigianale. La particolarità di questo tempio è che si è conservata una parte della pavimentazione in granito, mentre mancano i divisori interni, probabilmente presenti in origine.

Ma l’importanza di questo straordinario villaggio santuario sta anche nell’essere, come accennato prima, il più importante centro fig.9metallurgico nuragico scoperto finora. Per farci un’idea della mole dei traffici che facevano capo a questo centro produttivo basta solo ricordare che sono stati rinvenuti durante gli scavi più di 500 kg di reperti in metallo tra panelle e lingotti, materiali da rifondere, oggetti lavorati, bronzi figurati, armi in bronzo (spade, asce e lance), utensili vari, oggetti ornamentali e gioielli e oggetti di uso personale, oggetti cultuali e votivi (fig.9). Unica è anche la presenza di due grandi fornaci per la fusione dei metalli, perfettamente conservate, oltre a una vera e propria “officina fusoria” dove sembra venissero forgiati i bronzetti, situata nel quartiere artigianale denominato “insula 1” e altre infrastrutture e utensili legati a questo tipo di lavorazione.

Il complesso dei reperti (non solo metallici ma anche ceramica e altro), numerosi di provenienza allogena (Etruria, Grecia e Vicino Oriente soprattutto), attesta anche l’intensità dei rapporti e dei traffici con la Grecia e il Vicino Oriente, fornendo ulteriori prove che attestano la centralità della Sardegna, con un ruolo attivo, nei traffici e nella rotte da Oriente a Occidente, tra l’Età del Bronzo e l’Età del Ferro. Questi materiali, rinvenuti per lo più in ripostigli, furono raccolti e accumulati in un lungo lasso di tempo, che la datazione dei reperti indica compreso tra il XIII e il VI secolo a.C.

Ilaria Montis

By |2017-07-20T10:41:55+00:00Giugno 20th, 2016|archeologia, Articoli|0 Comments