Il complesso sacro di Su Monte e la vasca con simulacro di Nuraghe

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Il complesso sacro di Su Monte e la vasca con simulacro di Nuraghe

di Ilaria Montis

L’area sacra di Su Monte, è per vari motivi un sito di interesse eccezionale, sia per le strutture restituite dagli scavi, che ci mostrano un complesso cultuale articolato e in massima parte ancora da scavare, sia per gli importanti reperti rinvenuti, tra cui gli arredi del tempio, tra i quali spicca la vasca con modello-simulacro di nuraghe.

Ma andiamo con ordine. Gli scavi archeologici, condotti dal 1998 al 2002 ad opera dello scopritore Ginetto Bacco, con la direzione scientifica di Vincenzo Santoni, hanno messo in luce alcuni edifici, che si configurano inequivocabilmente come dedicati al culto. Si tratta di diversi edifici a pianta circolare, racchiusi da un temenos (recinto che definisce lo spazio sacro) di forma ellittica.

Tra questi edifici il più importante, il tempio vero e proprio, è quello che viene definito edificio A.

Questo tempietto ha pianta circolare, preceduto da un vestibolo a forma di trapezio, dotato di sedili inseriti nelle pareti, elemento quest’ultimo non nuovo e comune a tutti i diversi tipi di edifici sacri della cultura nuragica, siano templi a pozzo, fonti sacre o templi cosiddetti a megaron. Ad esempio nel caso dei due templi di S’Arcu e is Forros, dove il temenos la cui muratura è connessa al tempio vero e proprio mostra proprio sedili di questo tipo. Ma anche le tombe dei giganti, o alcune camere particolari di alcuni nuraghi e le cosiddette “capanne delle riunioni” (che personalmente considero edifici sacri, anche se la maggior parte degli studiosi sono propensi a considerarli a uso “civile”).

La muratura del tempietto, a doppio paramento, sebbene attualmente si conservi per solo 1,5 m circa, lascia a dir poco stupefatti per la qualità della lavorazione dei conci, in opera isodoma e perfettamente scolpiti in modo che con la giustapposizione dei conci il perimetro del muro sia perfettamente circolare.

La camera, di 8 m di diametro interno, ha tre nicchie disposte a croce, ripetendo uno schema che si presenta in numerosi nuraghi. I reperti restituiti dagli scavi hanno mostrato che le nicchie custodivano ex voto e oggetti per uso liturgico come alcuni particolari vasi rituali.

Ma ciò per cui il tempietto è famoso è il bellissimo altare-vasca caratterizzato dalla presenza di un modello-simulacro di nuraghe. Ma che significa altare-vasca? Questa struttura, costruita in lastre e conci in trachite perfettamente scolpiti, si trova al centro della camera circolare del tempio ed è una vasca di forma rettangolare, profonda, che ingloba in uno dei vertici la rappresentazione della torre nuragica, conservata per 1,1 m e mancante forse superiormente di un’ultima parte terminale.

Per via della forma si pensa che fosse destinata a contenere liquidi in occasione di cerimonie, e c’è qualche studioso che si è sbilanciato a ipotizzare pratiche cultuali connesse al vino e alla vinificazione. Tuttavia all’interno della “vasca” e precisamente sul fondo, è stato ritrovato uno strato di ceneri.

Tale ritrovamento a mio parere potrebbe essere interpretato come una testimonianza di pratiche sacrificali, di offerte agli Dei attraverso il fuoco, così come attestato in altri edifici sacri confrontabili con quello di Sorradile. Tra questi il Santuario di Janna e’ Pruna a Irgoli e il tempio circolare di Mont’e Nuxi, che hanno restituito entrambi tracce di roghi rituali. Ma anche dalla presenza di focolari sacri in altri edifici cultuali come l’edificio circolare di Gremanu e i due altari-focolari di S’Arcu e is Forros e Sa Carcaredda.

Certamente in un tale complesso cultuale ci potremmo aspettare la presenza di un pozzo o fonte o altro edificio templare dedicato all’acqua, come praticamente sempre si trova nei santuari nuragici, ma allo stato della ricerca non ci è dato sapere se ci fosse o meno.

Oltre all’intrinseca bellezza della lavorazione e alla posizione centrale che fa spiccare questo elemento facendoci comprendere come esso fosse il fulcro delle attività cultuali che si svolgevano nell’edificio, l’elemento caratterizzante è senza dubbio la rappresentazione della torre nuragica.

Siamo in un momento tardo di quella che chiamiamo Civiltà Nuragica (momento che secondo la cronologia archeologia corrisponde al Bronzo Recente e Finale), un periodo in cui i nuraghi non vengono più costruiti ma moltissimi vengono ancora utilizzati, proprio per attività legate al culto, come mostrato inequivocabilmente dai reperti archeologici rinvenuti (ex-voto, ceramiche a uso rituale, resti di roghi e sacrifici animali).

In questo periodo gli eredi dei costruttori dei nuraghi rappresentano il simbolo della civiltà nuragica, il nuraghe appunto, attraverso delle riproduzioni in scala, simboliche ma allo stesso tempo realistiche, conferendo a queste opere un forte significato. Tali riproduzioni si ritrovano all’interno dei luoghi culto, ma vengono anche offerte come ex-voto. Questo a testimonianza non solo del grande valore simbolico del nuraghe in quanto elemento identitario, come riconosciuto dalla maggior parte degli studiosi, ma anche, aggiungo io, a testimonianza della sacralità con cui il nuraghe era considerato nell’immaginario collettivo dei sardi dell’epoca.

La presenza del nuraghe, l’edificio sacro simbolo di una civiltà, seppur in una rappresentazione simbolica, a mio parere serve a definire lo spazio sacro in quanto tale, è il fulcro dell’attività cultuale in un ambito sociale nel quale ogni attività umana, comprese quelle che vengono usualmente definite “civili” non poteva prescindere dalla componente rituale e dalla legittimizzazione divina ottenuta attraverso rituali e pratiche cerimoniali, come l’offerta di sacrifici e la consultazione di “segni” o oracoli, così come sappiamo era per tutte le civiltà antiche, contemporanea a quella nuragica. In questo senso a mio avviso tutte le attività sociali che coinvolgevano la comunità rientravano nella sfera del sacro ed erano scandite da precise azioni rituali.

Ma diamo anche uno sguardo agli altri reperti rivenuti in questo eccezionale contesto archeologico. Innanzi tutto la “vasca” era decorata con spade votive infisse verticalmente in appositi incavi, secondo una tradizione ben attestata nei luoghi sacri nuragici. Ma non solo, frammenti di spade son stati rinvenuti sia all’interno della camera, che all’esterno, nella corte denominata struttura C. Sia all’interno che all’esterno della camera sono poi stati ritrovati bronzi interi e frammentari, tra cui asce e daghe, pugnali, una navicella, vasi rituali tra cui brocche askoidi e vasi piriformi. Molto interessante anche il rinvenimento di grani di ambra, materiale di importazione a cui si attribuivano poteri magici e terapeutici, rinvenuti non all’interno del tempio ma nella cosiddetta struttura C.

Una gran quantità di conci appartenenti al tempio sono stati rivenuti crollati durante gli scavi, e ora si trovano adagiati nei pressi della struttura, ma migliaia ne sono stati asportati, anche in tempi recenti, per essere reimpiegati in costruzioni moderne o abbellire i giardini.

Una particolarità del sito è che gli speroni rocciosi naturali che caratterizzano l’area, anziché essere spianati, sono stati lasciati integri all’interno delle strutture, cosa che ci può far ipotizzare che la roccia stessa avesse valore sacro, e perché no? Probabilmente avesse questo valore già precedentemente alla costruzione del tempio.

In quanto luogo sacro il sito fu frequentato anche secoli dopo la fine dell’età nuragica, come mostrano reperti di età orientalizzante e punica rinvenuti negli strati più superficiali del cortile esterno.

Il sito di Su Monte è uno di quei luoghi dove le pietre rimaste, per quanto a uno sguardo disattento possano sembrare poche, hanno una forza sbalorditiva nel raccontarci una storia antica, la storia della devozione di un popolo ai suoi Dei e ai suoi antenati, una storia che ci riporta a un tempo mitico di grande suggestione e a una concezione del sacro che evoca in noi moderni qualcosa di profondo, di ancestrale, in parte ancora presente in tutti noi, qui nel XXI secolo.

Il prossimo 24 Febbraio 2019  Sardegna Sacra, in collaborazione con la cooperativa Paleotour, organizza una visita guidata al complesso nuragico di Su Monte e alla mostra “Su Monte”. Sia il sito che la mostra attualmente sono aperti solo su richiesta di gruppi, per cui è un’occasione rara di poterlo vedere e di poter ammirare anche gli eccezionali reperti rinvenuti, contestualmente alla visita.

Vai al Programma completo della giornata per maggiori informazioni e per prenotare, clicca qui.

ulteriori informazioni: 3208492880 ; sardegnasacra@gmail.com

By |2019-02-20T12:18:51+00:00Febbraio 19th, 2019|archeologia, Articoli|0 Comments